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Per una teoria generale del dovere

Autori Helzel Paola B.
— CEDAM — Anno 2017
In quella che un tempo Norberto Bobbio aveva definito L’età dei diritti e che decenni dopo pare sempre più caratterizzarsi, invece, come l’età delle pretese, i diritti senza aggettivazione
conservavano una caratura assiologica, che pur nella loro struttura positiva si elevavano al di sopra delle mere norme per assurgere al livello alto delle garanzie costituzionali. Tutto ciò, ora, a mio parere sembra essere stato stravolto, anzi capovolto. Mere pretese si affermano come diritti solo e se una forza politica e/o economica riesce ad imporli con tutti gli strumenti mass-mediologici delle nostre società. La sacralità della carta costituzionale viene secolarizzata a mera legge ordinaria e sottoposta ad una lacerante trasformazione, che mette in crisi l’assetto fondante del patto tra cittadini e governanti. Di fronte ad un panorama così fosco un testo sui doveri sembra essere una mera provocazione se lo si guarda con gli occhi, quasi spenti, di colui a cui è precluso intravedere orizzonti ancora lontani. Sottoponendolo, invece, al rasoio della ragione ed allo sguardo disincantato dello studioso, che non si è lasciato sedurre né da un impossibile ritorno al diritto naturale, né da una pseudo-scienza irrisa dagli scienziati, in quanto ancorata a principi ed ipotesi, ormai, confutati e desueti, il lavoro della Helzel acquista altro sapore. Esso riporta alla luce il tema del dovere sottraendolo sia all’approccio meramente politico-sociologico che a quello, meramente, moralistico. Lo studio sui doveri, in verità, si propone secondo un metodo archeologico, di ‘ritrovamenti’ e di continue attualizzazioni, alla luce, ed è questo il filo conduttore, di una lettura gius-filosofica del tema in cui gli aspetti giuridici vengono trasfigurati ed inverati dalla philossophia nel senso autentico della classicità.
 
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