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La governance bancaria tra autonomia privata ed eteronomia

Autori Minto Andrea
— CEDAM — Anno 2012

Lo studio prende spunto dalle Disposizioni in materia di governo societario delle banche. Tale provvedimento si inserisce nel contesto di un interesse per il tema della governance peraltro già manifestato dall’ordinamento del credito, ma portato a sistematico compimento soltanto nel marzo 2008 attraverso l’emanazione, appunto, del documento in parola. Se la libera autodeterminazione imprenditoriale appartiene al corollario della banca come impresa, allora risulterà particolarmente arduo marcare con decisione la linea di confine tra libertà d’iniziativa economica e imprescindibile contenimento della stessa, necessità quest’ultima che giustifica la legislazione bancaria.
I profili più critici in tema di governance della società bancaria appartengono ai sistemi di governo alternativi ed in particolare al modello dualistico, in cui l’autonomia statutaria trova terreno (più) fertile per manifestarsi e per realizzare pericolose commistioni in virtù degli ibridismi propri del consiglio di sorveglianza. L’estrema modularità di tale assetto di governo induce la “reazione” della Vigilanza: l’obbligo di adeguamento degli statuti delle società bancarie alle Disposizioni in argomento implica una serie di precauzioni derogatorie rispetto al diritto societario comune, preordinate a garantire una chiara ripartizione di competenze e di responsabilità. In altri termini, il diritto speciale “guida” (e, così facendo, comprime) l’autonomia statutaria lì dove più impellente è l’esigenza di rafforzare i presìdi a garanzia della sana e prudente gestione delle banche.

 
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