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La capacita' patrimoniale della donna

Tra realta' e apparenza giuridica

Autori Zanon Giorgia
— CEDAM — Anno 2013

Il libro è stato pensato e scritto lasciandosi condurre dalla convinzione che, nella ricostruzione storico-giuridica, non siano solo le regole e i loro immediati contesti a costituire l’oggetto di una ricerca specialistica. Lo storico del diritto è, in fondo, un archeologo dei modelli istituzionali e questi si collocano, il più spesso criptati, dietro e sotto le regole o – è lo stesso – le nostre fonti giuridiche che costituiscono, nella maggioranza dei casi, gli unici dati di indagine. Ma una qualsiasi regola ha le sue ragioni socio-politiche, vicine o lontane, e il pieno intendimento di esse, come di un intero sistema, non può prescindere almeno dal tentarne l’individuazione. Nel libro si è provato di saggiare questo allargamento di prospettiva domandosi perché lo ius romanum abbia insistito, dall’inizio alla fine, nel riconoscimento della capacità patrimoniale della donna, laddove è evidentissimo il desiderio sociale di prescinderne, con la conseguente predisposizione di una molteplicità di rimedi giuridici volti a congelarla e quasi ad annientarla. In questa prospettiva si è ipotizzato che la capacità giuridica della donna costituisca una sorta di “rottame” di lungo corso, trasmesso ai romani fin dalla fondazione della città da antichissime culture preciviche e tollerata probabilmente per il noto conservatorismo istituzionale, a cui forse si aggiunge anche il modo complicato che il sistema romano classico aveva di essere, e di essere costruito, attraverso il modulo ricorrente della regola e della sua vanificazione mediante molteplici eccezioni, rese efficaci mediante complicati formalismi processuali. Questa capacità di facciata della donna romana sarà trasmessa anche alle esperienze successive dell’Europa continentale, e giungerà sino a noi anche se sarà corroborata da una progressiva immissione di realismo in connessione con l’emancipazione femminile avvenuta soprattutto nel Novecento. Quel modello, la donna capace – e non capace – si dimostra ancora radicato nella società e probabilmente esso esprime a livello giuridico una certa tipologia della relazione tra uomo e donna che assegna a quest’ultima, per dirla con la nostra Costituzione (art.37) una “essenziale funzione familiare”, nel contesto della quale essa sembra contare, anche per la società generale, per la sua funzione riproduttiva entro e per la famiglia. E’ un tratto che emerge con particolare durezza nel contesto della Roma antica; un tratto oggi attenuato, ma presente e determinante. L’invenzione e la costruzione di assetti sociali e, quindi, giuridici radicalmente alternativi a livello del rapporto tra maschile e femminile implica necessariamente il ripensamento del modo della funzione riproduttiva della donna.

 
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