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Etica della lettura e scrittura filosofica in Thomas Hobbes

Autori Santi Raffaella
— CEDAM — Anno 2013

La figura intellettuale di Hobbes si caratterizza per la compresenza di due anime: convivono infatti nel filosofo lo scienziato e l’umanista; il fisico teorico, che si aggancia alla nuova scienza, ma mantenendo tratti importanti del pensiero matematico greco e il filosofo politico, che sui risultati della scienza riguardo alla natura umana vuol costruire una teorizzazione avanzata del Commonwealth, di come si forma e come si amministra e delle modalità con cui tutte le sue componenti (i cittadini, il rappresentante sovrano) devono agire per il mantenimento dello Stato e qui si riaggancia al pensiero etico-politico greco, come punto di partenza in parte da confutare (la naturale socievolezza dell’uomo in Aristotele) in parte da ampliare e fondare (la teoria della cittadinanza e dell’obbedienza nella Repubblica e nelle Leggi di Platone) – a indicare questi due ultimi elementi è Hobbes stesso, che rinvia a Platone ad Aristotele in due passaggi centrali della sua opera: all’inizio del De cive e in chiusura delle seconda Parte del Leviathan.
Il lavoro che segue è suddiviso in due parti: nella prima si indicano i principali testi presenti nell’Old catalogue e nella
seconda si analizza la teoria hobbesiana della lettura e della scrittura, ricostruendo il complesso rapporto tra Hobbes e la storia della filosofia.

 
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