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Diritto del lavoro - Vol. II: Il rapporto di lavoro subordinato

Autori De Luca Tamajo Raffaele, Carinci Franco, Tosi Paolo, Treu Tiziano
— UTET GIURIDICA — Anno 2016

A pochi mesi dall’uscita del Diritto sindacale nella sua ultima edizione vede la luce questa versione aggiornata del Rapporto di lavoro subordinato, destinata ad accompagnare gli studenti all’incontro con una materia attraversata, ormai da più di un trentennio, da istanze contraddittorie (tutela vs. flessibilità) e ricorrenti tentativi di rifondazione dei propri presupposti applicativi fondamentali (subordinazione, para-subordinazione, autonomia).
A sola distanza di tre anni dalla precedente edizione (2013), il manuale del Rapporto di lavoro subordinato si presenta ancora una volta profondamente modificato dalla sequenza di provvedimenti legislativi varati, dopo la breve ed incerta parentesi del Governo Letta, dal Governo Renzi a partire dal 2014.

Tale riforma (definita Jobs Act) ha esordito con un intervento “secco” diretto ad aumentare la flessibilità c.d. in entrata attraverso l’eliminazione del requisito causale del contratto a tempo determinato (D.L. n. 34/2014, c.d. decreto Poletti, convertito con L. 16 maggio 2014, n. 78) ed ha poi proseguito con l’emanazione di una legge delega (L. 10 dicembre 2014, n. 183) ad ampio raggio, spaziante dal rapporto al mercato del lavoro, dalla flessibilità “in entrata” alla flessibilità “in uscita” (ben oltre la riforma Fornero), dai servizi per l’impiego alle politiche attive del lavoro.

Il cuore della riforma, come risulta dalla legge di stabilità per il 2016 e dai primi decreti attuativi (D. Lgs. 4 marzo 2015, n. 22 e D. Lgs. 4 marzo 2015, n. 23) è la riaffermazione della centralità del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, la cui stipulazione è incentivata da un lato con l’introduzione di un incentivo contributivo triennale e dall’altro con il quasi totale superamento della tutela reale a favore di una più blanda (ma certa, perché connessa all’anzianità di servizio) tutela risarcitoria (c.d. Contratto a tutele crescenti).

I successivi decreti attuativi completano l’opera con la riscrittura della disciplina delle mansioni (affrancata dal vincolo dell’equivalenza e resa più flessibile sul piano della gestione sia individuale che collettiva) e il riordino complessivo delle tipologie contrattuali attraverso l’abrogazione del lavoro a progetto ed il recupero delle collaborazioni coordinate e continuative, sia pure in un contesto normativo arduo da decifrare (art. 2, commi 1 e 2 ed art. 52, comma 2, D. Lgs. 4 marzo 2015, n. 23).

 
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