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Dalla giusta pena al giusto processo

Autori Pulvirenti Antonino
— UTET GIURIDICA — Anno 2008

Il volume è dedicato allo scopo secondario (in quanto eventuale) del processo penale: il giudizio sulla pena. In un sistema che assume la rieducazione del condannato come funzione imprescindibile, seppure non esclusiva, della pena, la determinazione di quest’ultima non può dipendere dalla mera discrezionalità del giudice, ma deve costituire il risultato di un processo le cui forme siano realmente adeguate alla conoscenza dell’autore del reato e del tessuto sociale nel quale la scelta deviante ha avuto origine. Non sembra, però, che l’attuale struttura del procedimento penale (dalla fase cognitiva al procedimento di sorveglianza) risponda a tale esigenza. Dall’analisi della normativa e della giurisprudenza sulla c.d. “giurisdizione rieducativa”, infatti, emerge la sistematica e aprioristica prevalenza delle esigenze di semplificazione ed accelerazione del processo su quelle di effettività del giudizio. L’Autore, traendo spunto da tale dato, si interroga sui rapporti tra i principi del giusto processo (art. 111 Cost.) e siffatta giurisdizione, al fine di verificare se i primi siano destinati esclusivamente al giudizio sul fatto-reato oppure siano applicabili, almeno in parte, anche al giudizio sulla pena.
 
PIANO DELL’OPERA
- Il contenuto e lo spazio operativo della «giurisdizione rieducativa»
- La commisurazione della pena nel giudizio di cognizione
- La giurisdizione rieducativa nella fase esecutiva della pena
- Giusto processo e procedimento di sorveglianza
- La irrazionalità intrinseca della giurisdizione rieducativa e i possibili effetti espansivi del giusto processo

 
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