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Vincoli fiduciari di destinazione

Autori Pascucci Fabrizio
— CEDAM — Anno 2012

Con l’introduzione dell’art. 2645-ter nel Codice civile il Legislatore, per la prima volta, ammette la categoria generale, in precedenza discussa in dottrina, degli atti di destinazione allo scopo.
La fattispecie costituisce il primo esempio di istituto idoneo ad integrare una limitazione della responsabilità generale del debitore al fine del perseguimento di interessi meritevoli di tutela anche atipici.
I vincoli di destinazione sono idonei, quindi, a conseguire un effetto di separazione patrimoniale analogo a quello già prodotto, nel nostro ordinamento, dai trusts di common law con i quali, nell’opera, vengono raffrontati.
Essi però consentono, in virtù dell’ampio spazio che aprono all’autonomia negoziale, di conseguire il suddetto effetto mediante strumenti propri della nostra cultura giuridica, senza necessità di ricorrere alla scelta di istituti e legislazioni di altri Paesi.
Si aprono quindi scenari evolutivi circa la configurazione, nel nostro ordinamento, del fenomeno della fiducia la quale può finalmente conseguire, mediante apposite clausole negoziali, efficacia esterna ed opponibilità ai terzi.

 
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