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Usura e diritto penale

La "meritevolezza" della pena nell'attuale momento storico

Autori Boido Annalisa
— CEDAM — Anno 2010

Il lavoro monografico sul delitto di usura, muovendo dall’esigenza di una verifica critica dei contenuti e della portata dell’attuale formulazione della fattispecie contenuta nell’art. 644 c.p., interamente novellata dalla l. 7.3.1996, n. 108, prende avvio dall’indagine circa le ragioni che giustificano l’intervento della pena nei confronti dell’usura, che molti studiosi iscrivono fra i delitti che costituiscono mala quia prohibita. Attraverso l’analisi dei fondamenti storico-filosofici essenziali della previsione dell’usura come delitto, lo studio giunge a individuare un nucleo costante di illiceità “in sé” della condotta usuraria, consistente nella negazione in radice dell’equità – nel senso della corrispettività - della relazione economica, in particolar modo nel contratto di mutuo, la cui causa è connotata da una spiccata componente solidaristica.
L’A. procede poi alla ricostruzione della fattispecie nel testo originario dell’art. 644, evidenziandone le criticità poste in luce dalle prevalenti letture dottrinali, in relazione anche alle nuove esigenze di tutela manifestatesi con il radicalizzarsi del fenomeno usurario in ampie fasce della società e soprattutto con l’emergere dell’usura della criminalità organizzata, per passare, successivamente, alla valutazione in chiave critica della riforma del 1996.
Vengono esaminati, in particolare, i problemi emersi nel dibattito dottrinale e nell’applicazione giurisprudenziale della nuova norma: le novità relative al nuovo modello di tutela incentrato sulla violazione del tasso soglia; il dolo, con particolare riferimento all’errore; la natura di durata del reato e le conseguenze sulla sua sussistenza della variazione trimestrale periodica dei tassi soglia di usurarietà dell’interesse; la computabilità della commissione di massimo scoperto nel tasso effettivo del finanziamento concesso sugli scoperti di conto. All’esito della disamina della nuova norma, l’A. procede alla ricostruzione del bene giuridico protetto dall’attuale art. 644 c.p., giungendo alla conclusione che l’oggetto giuridico di esso, nonostante l’apparente spiccata vocazione “pubblicistica” della nuova fattispecie, attratta verso la tutela disciplinatoria del mercato legale del credito, debba essere rinvenuto, tuttora, nella salvaguardia del carattere fondamentale di giustizia della relazione economica da abusi che si radichino sull’altrui situazione di difficoltà economica o finanziaria.

 
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