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Studi sul furto nell'antichità mediterranea

Autori Pelloso Carlo
— CEDAM — Anno 2009

Il volume svolge una disamina, condotta sulla base di un’attenta utilizzazione delle fonti, dell’originario regime della repressione del furto, visto nel generale contesto degli ordinamenti (romano, greco ed egizio) espressione di tre grandi civiltà dell’area mediterranea.

Viene affrontata la disciplina in esame muovendo dalla originaria importanza della vendetta e della ragion fattasi del diritto primitivo attico, con particolare attenzione ai vari mezzi processuali (e relative pene irrogabili) a disposizione delle vittime di furto. Viene, poi, esaminata, la regolamentazione decemvirale del furto, contrassegnata dall’ampio spazio che ancora viene lasciato alla giustizia dei privati, autorizzati all’uso della violenza, in funzione repressivo-vendicativa ovvero reattivo-difensiva con assorbimento di originarie giustificazioni magico-sacrali. Particolare attenzione è rivolta ai mezzi processuali di cognizione e di esecuzione attivabili dal derubato.

Infine, in ordine al diritto egizio antico, dopo un’ampia premessa opportunamente dedicata a fondamentali aspetti giuridici e religiosi dello Stato faraonico, l’autore esamina approfonditamente il tema, avvalendosi della sua diretta conoscenza della scrittura geroglifica.

STRUTTURA

Il volume fa parte della collanaArte del diritto diretta da Luigi Garofalo e ne ricalca la struttura principale e caratteristica: suddivisione in capitoli e paragrafi, note ampie e molto dettagliate, indice degli autori e delle fonti.
Il volume è, inoltre, corredato da una nota sulla traslitterazione dei caratteri egizi, che ha lo scopo di facilitare il lettore nella pronuncia delle parole in lingua egizia che ricorrono nello scritto.

 
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