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Storia dei tributi degli enti locali (1861-2000)

Autori Marongiu Giovanni
— CEDAM — Anno 2001
Questa è anche la storia dell'autonomia tributaria dei Comuni e delle Province, obiettivo da molti predicato, da pochi perseguito e le cui vicende complessive nessuno ha mai narrato. Una storia a lieto fine solo se si pensa che, ancora pochi anni fa, si scriveva,che "la finanza locale e regionale sembra avere operato un gigantesco modello collusivo", con tutti i grandi difetti di entrambi i sistemi, quello decentrato e quello centralizzato: impossibile il controllo dei cittadini, deresponsabilizzati gli amministratori, fortemente diseguali, tra ente e ente, la quantità e la qualità dei servizi. In sintesi, negli ultimi due lustri, fra i modelli astrattamente invocabili e applicabili si è fatta una scelta che ha fortemente ampliato il ruolo dei tributi dei Comuni e delle Province modificando la struttura delle loro entrate.Spazio,con le tasse e con i canoni sopra descritti,è stato dato al criterio del "beneficio". E' riemersa,per gli enti locali,la possibilità anche di programmare e definire un'efficace "politica tributaria", intendendosi, con tale locuzione, quel complesso di interventi, normativi e organizzativi, idonei a incidere sulla disciplina e sulla fase di applicazione delle loro entrate e delle loro imposte. Profilo qualificante di tale politica è la ridefinizione del rapporto esistente tra l'ente locale e il contribuente, da realizzarsi mediante la valorizzazione delle previsioni normative e degli istituti che riducano e semplifichino gli adempimenti fiscali e che rendano più trasparente la gestione delle entrate. Ebbene su tutti i versanti,la politica tributaria, quella "tariffaria" e la produzione di norme giuridiche, risulta oggi rafforzata la possibilità di svolgere concrete e incisive scelte fiscali.Gli enti locali,e i Comuni in particolare,provvedendo a determinare adeguatamente le tariffe destinate a finanziare pubblici servizi, fissando le aliquote di talune entrate tributarie, istituendo canoni, possono, nel rispetto degli impegni di spesa, modificare l'ammontare del gettito destinato ad affluire nelle proprie casse. Il legislatore ha fatto, quindi, la propria parte, ma da meno sono stati e sono gli amministratori locali che la loro,in adesione al patto di stabilità, non hanno rifiutata, per lo meno sul versante delle entrate, anche se non sembra emergere un particolare impegno nell'attuazione dell'ampio potere regolamentare attribuito agli enti. Ora si tratta di andare avanti realizzando un delicato equilibrio tra tributi propri e trasferimenti senza indulgere alla ricorrente tentazione di scaricare su Comuni e Province il risanamento dei conti pubblici e la riduzione del carico fiscale statale ed erariale (al riguardo la compartecipazione al gettito dell'Irpef è una prospettiva che deve essere seriamente verificata). Soprattutto occorre non trascurare - anzi in relazione ad alcune delle cose ascoltate e lette sarebbe meglio dire "recuperare" - le indicazioni che promanano dalla nostra Costituzione, attenta non solo alla solidarietà tra enti ma all'ineludibile equità tra i cittadini tutti.
Presentazione. - I: La finanza locale tra la destra e la sinistra storica. - II: La crisi di fine secolo. - III: L'età giolittiana. - IV: Guerra, dopoguerra e fascismo. - V: L'Italia repubblicana. - Indice degli Autori.
 
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