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Politica e finanza nell'Unione Europea

Le ragioni di un difficile incontro

Autori Capriglione Francesco, Sacco Ginevri Andrea
— CEDAM — Anno 2015

La recente crisi finanziaria e dei debiti sovrani, nell’evidenziare gli effetti degenerativi di un capitalismo avanzato, ha causato eventi di difficile governabilità che hanno sottoposto a dura prova la tenuta del complesso istituzionale europeo. La regolazione non è stata in grado di contrastare adeguatamente le turbolenze fi nanziarie che hanno minato la costruzione dell’UE. Da qui l’esigenza di individuare le ragioni di tale realtà; cui si accompagna la mancata realizzazione di un’osmosi tra i paesi aderenti alla Unione. Chiarire le incertezze, le contraddizioni tuttora riscontrabili all’interno del contesto regionale europeo è l’obiettivo che devono proporsi le indagini volte ad identifi care il cammino da seguire in vista del superamento di quella che, a parere di molti, viene qualifi cata come una «crisi di sistema».
L’analisi va, pertanto, orientata alle forme esplicative del rapporto tra politica e finanza, cui si ricollega l’equilibrio socio economico dell’UE e, più in generale, il conseguimento di una paritaria linea di sviluppo dei suoi membri. Vengono in considerazione le modalità con cui la politica è intervenuta nella gestione dei processi economici: si comprende la ragione per cui l’adozione del modello intergovernativo sia divenuta causa di ritardi e divergenze tra gli Stati membri, stante la sua riferibilità agli interessi nazionali. Rileva, altresì, l’impegno della tecnica (evidenziato dagli interventi effettuati dalla BCE negli ultimi anni) che assolve ad una funzione di supplenza, senza riuscire ad attivare spinte propulsive (proprie della politica) verso più elevati livelli di coesione tra i differenti paesi.
Le disfunzioni di un sistema disancorato dalla politica hanno determinato un significativo gap tra i componenti dell’Unione, rendendo diffi cile la convergenza tra i medesimi anche a causa degli effetti negativi delle ‘misure di rigore’ imposte dai vertici europei. La situazione geopolitica del ‘vecchio continente’ attesta, per altro verso, come all’accentuazione di tale divario faccia riscontro un atteggiamento egemone della Germania, con ovvi rifl essi sulla tenuta dell’asse franco tedesco e sull’ ambivalenza comportamentale del Regno Unito. Il «caso Grecia» e le dinamiche del suo salvataggio individuano un emblematico aspetto di tale realtà.
Sono andate deluse le aspettative dell’euro ed è stata messa in discussione la tesi della sua irreversibilità, a fronte di un crescente dilagare di tendenze euroscettiche e populiste.
Ricorrono i presupposti di una ‘crisi identitaria’ con riguardo all’ identifi cazione di un ‘destino comune’ dei popoli dell’UE; il dubbio che il ‘sogno europeo’ sia stato forse troppo ambizioso appare, tuttavia, sconfessato dal forte senso di unitarietà che l’Europa riesce ancora ad esprimere nei momenti di comune diffi coltà.

 
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