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L'amministrazione giudiziaria dei beni sottratti alla criminalita' organizzata

Autori Mariaivana Romano
— CEDAM — Anno 2014

Volume premiato con il Premio internazionale giuridico-scientifico “G. Falcone – P. Borsellino”, edizione 2015, sezione “opere selezionate”

Nella lotta alla criminalità organizzata, l’utilizzo di misure che, prescindendo dalla limitazione della libertà personale del singolo, puntano a minare le fondamenta delle associazioni mafiose, mediante l’aggressione forte e diretta ai rispettivi patrimoni, sul presupposto della loro presunta provenienza illecita, rappresenta, nel diritto penale moderno, un sistema affascinante e centrale, sulla cui efficacia il legislatore sembra oramai fare sempre più affidamento.
Lo strumento ablativo, avente ad oggetto i patrimoni delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, trova la sua ragion d’essere proprio nella evoluzione del fenomeno criminale stesso.
In ragione della moderna evoluzione criminologica legata ad un paradigma di tipo organizzativo, la cui pericolosità risiede, non solo e non tanto, nella attitudine a delinquere del singolo, bensì nella struttura organizzativa e negli ingenti patrimoni di cui dispone l’organizzazione nel suo insieme, lo scopo del legislatore consiste nel bloccare la capacità economica delle organizzazioni, impedendo loro di riciclare le risorse illecitamente accumulate, convogliandole in ulteriori attività.
Da qui lo sviluppo, nella legislazione antimafia, di istituti che tendono a minare la stabilità delle organizzazioni criminali colpendone le fondamenta economiche, sempre più ingenti e fondate su attività produttive che, sotto le mentite spoglie di imprese “pulite”, interagiscono con le istituzioni e si radicano nel territorio attraverso lo strumento del cosiddetto “metodo mafioso”, fatto di vessazioni ed intrecci con le classi di potere. E, da qui, anche l’introduzione, con la legge n. 50 del 2010, dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione giudiziaria dei beni sottratti alle mafie, quale Ente unico preposto, in nome e per conto dello Stato, alla attività di gestione dei beni confiscati alle mafie, con l’obiettivo di legalizzare e salvare realtà economiche potenzialmente utili per il mercato del lavoro e per l’economia del Paese, con lo scopo precipuo di restituire allo Stato ed agli enti pubblici le società ed i patrimoni accumulati illecitamente.

 
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