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L'Appello Nel Giudizio Abbreviato

Autori Pansini Carla
— CEDAM — Anno 2013

Nel rinnovato contesto processuale del 1988, il legislatore aveva scommesso sulle modalità alternative di giudizio, corredate da minori garanzie ma per ciò stesso più celeri. La tenuta del sistema era stata affidata in particolar modo a riti – come il giudizio abbreviato - che consentivano all’imputato di modificare le scelte strategiche dell’organo dell’accusa, evitando il passaggio alla più articolata fase del dibattimento. Per un periodo di tempo, evoluzione dell’architettura del rito e dinamiche dei controlli hanno camminato di pari passo, nel senso di una perfetta coerenza dei secondi con la prima, così come coerente con la struttura e le caratteristiche del giudizio abbreviato originario era il decalogo dei limiti all’appello contenuti nell’art. 443 c.p.p. della prima ora: la natura pattizia e acceleratoria del rito - che ruotava attorno alla consensuale rinunzia al più garantito accertamento gnoseologico dibattimentale in cambio di un riconoscimento premiale - giustificava le previste preclusioni all’appello, giacché i complessivi vantaggi conseguiti con il rito speciale (scelto e accettato dalle parti) trovavano controprestazione, tra l’altro, nella consapevole preventiva rinuncia ad avvalersi del giudizio di seconde cure.
Ma le modifiche interpretative e gli innesti legislativi introdotti sul giudizio abbreviato originario, se da un canto ne hanno snaturato la struttura, hanno avuto riflessi significativi anche sugli istituti ad esso collegati, proprio come le impugnazioni avverso le relative decisioni. Venuta meno la caratteristica di giudizio concordato allo stato degli atti e della cristallizzazione della piattaforma probatoria con la richiesta di rito abbreviato, in un’ottica di accelerazione processuale, ha cominciato a vacillare anche la base giustificativa delle forti preclusioni, oggettive e soggettive, all’attivabilità del giudizio di seconde cure.
Oggi, il procedimento abbreviato risulta connotato da un’assoluta asistematicità, sbilanciato in primo grado a favore dell’imputato che ne chiede la celebrazione – per il quale è diventato un vero e proprio diritto – e, in appello, fortemente favorente, quanto agli effetti, l’organo d’accusa.
Il presente lavoro ha lo scopo di individuare i settori maggiormente critici del tessuto positivo, nei quali il legislatore dovrà necessariamente – e a breve - intervenire, nella
speranza di restituire al giudizio abbreviato un armonico e funzionale inserimento nella ordinarietà del processo, che ne evidenzi le necessarie particolarità, senza compromettere le armonie del sistema e le scelte irrinunciabili del legislatore del 1989.

 
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