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Il segreto di Stato nel processo penale

Autori Bonzano Carlo
— CEDAM — Anno 2010

La ritrosia legislativa ad elaborare una disciplina organica del segreto di Stato ha troppo spesso finito per alterare i delicati equilibri sottesi ai rapporti tra accertamento giudiziale del fatto e tutela della sicurezza nazionale.
L’ultima riforma di settore (legge n. 124 del 2007) sembra rispondere all’insopprimibile esigenza, ripetutamente segnalata dalla giurisprudenza costituzionale, di attuare una definitiva “conversione” degli arcana imperii in un autentico segreto dello Stato repubblicano. Eppure, la relativa disciplina processuale, come dimostrano le recentissime vicende giudiziarie concernenti le extraordinary renditions ed il dossieraggio illegale, continua ad apparire esposta a pericolose disfunzioni applicative.
Ragionando in un’ottica di sistema, pertanto, appare indispensabile muovere da un’analisi speculativa del dato positivo per giungere a riconoscere nel segreto di Stato un limite probatorio capace di tutelare in termini oggettivi ed assoluti la salus rei publicae, pur senza trasformarsi in un inamovibile ostacolo al legittimo esercizio delle funzioni giudiziarie.

 
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