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Il Bail. La libertà su cauzione negli ordinamenti anglosassoni

Autori Tondi Veronica
— CEDAM — Anno 2016

L’istituto del bail anglosassone, nel fornire una risposta al problema della restrizione della libertà personale del soggetto sottoposto a procedimento e non ancora condannato, è di non scarso interesse nell’ordinamento italiano, anche alla luce dell’art. 5 par. 3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali.
Il lavoro è dunque incentrato sulla disciplina del bail negli Stati Uniti e in Inghilterra, con l’intento di cogliere i principi cui l’istituto è ispirato, di esaminarne le caratteristiche fondamentali, di comprenderne i punti di forza ma anche gli aspetti problematici.
A seguito di un’introduzione storica finalizzata alla sua migliore comprensione, l’istituto è esaminato nella sua evoluzione, a livello tanto di statute law quanto di case law, perché siano messi in luce i diversi interessi che nel tempo esso è stato chiamato a soddisfare. Alla trattazione dei profili più strettamente procedurali si unisce la disamina delle disposizioni, costituzionali o sovranazionali, con cui le normativa in materia di bail si è dovuta e si deve confrontare.
Ad un breve esame delle previsioni della CEDU in materia seguono alcuni accenni alla problematica questione della compatibilità dell’istituto con il nostro ordinamento giuridico, alla luce anche della considerazione della disciplina della cauzione nel codice di procedura penale del 1930, nonché della proposta di legge del 2012 in materia di libertà su cauzione.


 
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