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Disegno sistematico dell'arbitrato

Autori Punzi Carmine
— CEDAM — Anno 2012

Dopo la prima edizione di quest'opera, pubblicata nel gennaio del 2000, tre eventi significativi sono intervenuti, che hanno interessato la natura dell'arbitrato e i suoi rapporti con la giurisdizione statale e, in particolare, la natura e gli effetti del lodo pronunciato dagli arbitri.
I primi due eventi hanno coinvolto la giurisprudenza della Corte di cassazione e della Corte costituzionale.
Il terzo evento è costituito dalla riforma di cui alla legge 14 maggio 2005, n. 80 e al decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, che, incidendo su alcuni aspetti fondamentali della disciplina codicistica dell'arbitrato, ha riguardato, tra l'altro, il patto compromissorio, con la novità dell'introduzione della convenzione di arbitrato in materia non contrattuale, nonché la previsione di un modello arbitrale definito «irrituale» che, secondo il legislatore, si caratterizza per il fatto che le parti, in deroga all'art. 824 bis c.p.c., conferiscono agli arbitri il potere di definire la controversia mediante una «determinazione contrattuale», e, ancora, il regolamento, nel nuovo art. 819 ter c.p.c., dei rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria, che ha offerto al legislatore l'occasione per ammettere ope legis (e contro l'orientamento consolidato della giurisprudenza) l'esperibilità del regolamento di competenza avverso la sentenza con cui il giudice ordinario afferma o nega la propria competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato.
Il legislatore ha introdotto, inoltre, un articolo 824 bis c.p.c., rubricato «efficacia del lodo», nel quale viene enunciata la regola secondo cui, «salvo quanto disposto dall'articolo 825» c.p.c. (ove si prevede, appunto, che viene conferita esecutività al lodo solo a seguito di decreto emesso olim dal pretore e ora dal tribunale) «il lodo ha dalla data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria».

 
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