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Achille Michelizzi. Architects

A cura di Cantini V.
— ALINEA — Anno 2010
È verso una modernità sensibile che paiono orientarsi alcune posizioni teoriche e progettuali attualmente di spicco in Italia. Tra queste, emerge il rettilineo itinerario di Achille Michelizzi, improntato fin dai suoi esordi alle molte voci colte in quello spazio sospeso e intermedio che viene generato dallo stemperarsi della struttura del moderno. In una sua ideale genealogia è riconoscibile in filigrana l'adesione a una sorta di contemporaneo hegelismo, che passando per Schinkel e per Behrens, approda alla lezione purista dei maestri italiani del Novecento, caratterizzata dal razionalismo di Terragni, dalla logicità di Libera, ma soprattutto dalla semplice raffinatezza di Franco Albini. Alle sue radici ampie si sommano poi anche radici più circoscritte legate alla terra di Toscana e alla sua Scuola. In questa fluida densità formativa, gli accenti dei suoi lavori si collocano proprio nel rapporto con le mille sfaccettature dei luoghi, nellmincessante dialogo tra permanenza e modificazione: per questo grande attenzione si dà alle connessioni, alle giunture, alle cerniere, alle teste, ai coronamenti, agli angoli; ovvero al come queste forme si rapportano fra loro, dimostrando come la vera essenza del fare progetto stia nella non comune magia dellminvisibile, nelle variabili sonorità dei propri accenti. Stesse dinamiche nel caso del rapporto con la dimensione urbana, intesa come una fitta rete di relazioni che permette di innestare profondamente i nuovi interventi nel corpo preesistente della città.
 
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